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Paesaggio

Il paesaggio del Parco Agricolo Sud Milano, così ricco di agricoltura e contraddistinto da una densa e fitta rete idrografica, di siepi e filari, di strade campestri e di cascine, è il risultato di una lenta, secolare, laboriosa e continua opera dell’uomo: capire e spiegare come è stato generato significa comprenderne il profondo ed indissolubile intreccio con la storia dell’agricoltura di una delle aree più fertili del mondo: la Pianura Padana. 

Ciò che sembra a prima vista un paesaggio “verde” e quindi dai forti connotati naturalistici, è in effetti un prodotto antropico frutto di delicati equilibri e di continue trasformazioni, che lasciava stupiti i visitatori e degno di studi approfonditi fin dal ‘700.

In epoca preistorica la Pianura Padana non era che un'immensa insenatura del Mar Adriatico che arrivava ai piedi delle Alpi e degli Appennini. Al termine dell'era glaciale i materiali trasportati dal fiume Po e dai suoi affluenti formarono una pianura di andamento regolare, occupata da immense paludi e ricoperta da fitte foreste (il querco-carpineto planiziale). I detriti più grossolani si sono depositati ai piedi delle montagne ed hanno dato vita all' alta pianura, formata da terreni permeabili in cui l'acqua filtra facilmente tra i ciottoli che li compongono. Quelli più fini invece, trasportati a valle in quanto più leggeri, hanno formato la bassa pianura, che è contraddistinta da un terreno impermeabile perché più compatto. Il limite tra l'alta e la bassa pianura è caratterizzato da una fascia di sorgenti chiamate risorgive o fontanili, là dove le acque infiltratesi sotto lo strato dei materiali ghiaiosi, venendo a contatto con i materiali impermeabili della "bassa", riappaiono in superficie.

Il risultato di questo processo ha prodotto una terra fertile ma paludosa e difficile da coltivare, contraddistinta da incisioni vallive non troppo profonde e disegnate da numerosi corsi d’acqua compresi tra il Ticino e l’Adda quali il Seveso, il Lura, il Nirone, il Lambro meridionale e settentrionale, l’Olona, il Ticinello, la Vettabbia, con alcuni orli terrazzati sfruttati in epoca romana per la realizzazioni di importanti assi di collegamento tra il centro di Mediolanum e Ticinum (Pavia, passando per Binasco) e naturalmente la via Emilia verso Placentia e Bononia attraverso Melegnano.

Attorno a questi nuclei storici, in seguito all’occupazione romana del territorio risalente alle guerre galliche del 2° secolo a.C., hanno origine le prime opere di bonifica e di regimazione idraulica oltre ai successivi primi tentativi di organizzazione del territorio tramite la centuriazioni dei campi, in alcuni casi ancora oggi leggibili nelle nostre campagne. Il paesaggio inizia ad assumere così un aspetto diverso, contraddistinto dalle coltivazioni di cereali, foraggi, legumi e verdure, anche durante il successivo periodo longobardo.

Il vero balzo in avanti verso un’agricoltura altamente specializzata comincia molto più tardi: il 1200 rappresenta infatti un periodo molto propizio e ricco di novità per l’intero ducato di Milano, in cui gli Sforza prima e i Visconti dopo assegnano i vasti terreni paludosi a sud di Milano a personalità di spicco come San Bernardo da Clairvaux, che fonda l’Abbazia di Chiaravalle, o alle comunità monastiche Umiliate, che fondano le Abbazie di Viboldone, Mirasole e Monluè. Animati da rigide regole monastiche e da una organizzazione straordinaria del lavoro nei campi, i monaci impostano le più importanti e ancora visibili opere di bonifica del nostro territorio, tracciando rogge, canali, fossi e snodi idraulici, mettendo a regime i fontanili per prosciugare i terreni paludosi e inventando quel sapiente metodo di coltura quel’è la marcita, in grado di produrre foraggio fresco durante tutto il corso dell’anno.

Scompaiono le paludi e i boschi, il paesaggio cambia rapidamente e si arricchisce di una capillare e ramificata rete idrografica, di strade sterrate, di siepi e filari frangivento tra un inestricabile susseguirsi di coltivazioni specializzate pronte a sfruttare mirabilmente ogni salto d’acqua, in cui la fa da padrone la produzione di foraggio per la zootecnia specializzata e la produzione di cereali.

Fin dagli albori, l’attività agricola si svolge attorno alla Cascina lombarda, luogo di vita e di lavoro tipica del sud milanese, insediamento agricolo di vaste dimensioni organizzato attorno alla corte di forma regolare su cui si affacciano gli edifici residenziali e produttivi (stalle, magazzini, depositi, porcilaie ecc.) di ampie metrature, in grado di ospitare numerose persone per svolgere le tante attività nelle campagne e tali da costituire veri e proprio insediamenti e borghi rurali.

Le successive grandi opere di ingegneria idraulica realizzate nel corso dei secoli quali i Navigli, il Villoresi, il Martesana, la Muzza, completano un paesaggio già di per sé altamente antropizzato ma profondamente orientato alla produzione agricola e zootecnica di grande qualità, che si esprime in numerosi prodotti di eccellenza (carni, latte, formaggi, orticoltura, frutticoltura, frumento ecc.). I terreni impermeabili e il loro altissimo livello di irrigabilità fanno sì che, nel 1500, si assista all’introduzione di una delle coltivazioni che sarà in seguito tra quelle più caratterizzanti per questo territorio: il riso.

Il territorio agricolo attorno a Milano non subisce quindi significative modifiche sino all’arrivo della Rivoluzione industriale, a cui segue il rinnovamento delle tecniche di coltivazione e soprattutto una riforma strutturale dell’agricoltura con l’introduzione della meccanizzazione, che porta ad un progressivo spopolamento delle campagne conseguente alla diminuzione di personale necessario per le lavorazioni ma anche ad un inarrestabile abbandono di alcune cascine.

Si assiste ad una progressiva concentrazione delle proprietà terriere e ad un aumento della superficie media delle aziende. L’agricoltura intensiva ha come conseguenza una notevole perdita di alcuni importanti connotati del paesaggio quali la scomparsa di alcune siepi e filari con lo scopo di evitare l’ombreggiamento dei campi, la banalizzazione paesaggistica di alcune aree con campi di immense dimensioni, la scomparsa di parte del reticolo idrografico e delle capezzagne campestri, l’introduzione, nel tempo, di infrastrutture a forte impatto ambientale (autostrade, aeroporti, depuratori ecc.).

Dalla constatazione che ancora oggi alcune aree del parco conservano i connotati tipici del paesaggio agricolo storico e che sia di indiscusso interesse tutelare e valorizzare un territorio di altissimo valore paesaggistico e ambientale, ha preso infine piede negli anni ’80 l’idea del Parco Agricolo Sud Milano, traducendo in norme di tutela la necessità di preservare quanto l’uomo ha prodotto con mano sapiente nel corso dei secoli: un paesaggio di agricoltura e acqua indissolubilmente legato alla capitale lombarda.